7) Encomio di Elena.
Altro testo famoso di Gorgia  questo Encomio di Elena: il tema 
scelto allo scopo di dimostrare la forza persuasiva del
ragionamento e del linguaggio. Il brano nel suo insieme pu essere
considerato come esempio del tipo di lavoro, in questo caso di
esercizio retorico, di arte della persuasione, che veniva svolto
nelle scuole dei sofisti.
Fr 82 B 11 DK (vedi manuale pagina 58).
1   (1) E' decoro allo stato una balda giovent; al corpo,
bellezza; all'animo, sapienza; all'azione, virt; alla parola,
verit. Il contrario di questo, disdoro. E uomo e donna, e parola
ed opera, e citt e azione conviene onorar di lode, chi di lode
sia degno; ma sull'indegno, riversar onta; poich  pari
colpevolezza e stoltezza tanto biasimare le cose lodevoli, quanto
lodar le riprovevoli. (2) E' invece dovere dell'uomo, sia dire
rettamente ci che si addice, sia confutare <il contrario; e
dunque  giusto confutare> i detrattori di Elena, donna sulla
quale consona e concorde si afferma e la testimonianza di tutti i
poeti, e la fama del nome, divenuto simbolo delle fortunose
vicende. Pertanto io voglio, svolgendo il discorso secondo un
certo metodo logico, lei cos diffamata liberar dall'accusa, e
dimostrati mentitori i suoi detrattori e svelata la verit, far
cessare l'ignoranza.
2   (3) Che per nascita e stirpe fosse prima tra i primi - uomini
e donne - la donna di cui ora parliamo, non c' chi lo ignori.
Noto  infatti come sua madre fu Leda, e padre autentico un dio,
putativo un mortale: Tindaro e Zeus; di cui questi, pel fatto che
era, fu ritenuto suo padre; quegli, pel fatto che appariva, fu
messo in dubbio; l'uno il pi potente tra gli uomini, l'altro il
supremo dominatore di tutti gli esseri.    (4) Da tali generata,
ebbe bellezza di dea, e, avutala, non nascose d'averla. Ch in
moltissimi moltissime brame d'amore suscit, e con una sola
persona molte persone attir di eroi superbi per superbi vanti:
chi avea profusion di ricchezza, chi lustro d'antica nobilt, chi
pregio di innato valore, chi superiorit di sapienza acquisita; e
tutti vennero, indotti da amore avido di vittoria e da invitta
avidit di onore.
3   (5) Ma chi fu, e per qual motivo, e in che modo appag l'amore
colui che conquist Elena, non lo dir: ch il dire, a chi sa, ci
che sa, aggiunge fiducia, ma non porta diletto. E per, varcato
ora, col discorso, il tempo d'allora, mi rifar dal principio del
discorso propostomi, ed esporr le cause per le quali era naturale
avvenisse la partenza di Elena verso Troia.
4   (6) Infatti, ella fece quel che fece o per cieca volont del
Caso, e meditata decisione di Di, e decreto di Necessit; oppure
rapita per forza; o indotta con parole, <o presa da amore>. Se 
per il primo motivo,  giusto che s'incolpi chi ha colpa; poich
la provvidenza divina non si pu con previdenza umana impedire.
Naturale  infatti non che il pi forte sia ostacolato dal pi
debole, ma il pi debole sia dal pi forte comandato e condotto; e
il pi forte guidi, il pi debole segua. E la Divinit supera
l'uomo e in forza e in saggezza e nel resto. Che se dunque al Caso
e alla Divinit va attribuita la colpa, Elena va dall'infamia
liberata.
5   (7) E se per forza fu rapita, e contro legge violentata, e
contro giustizia oltraggiata,  chiaro che del rapitore  la
colpa, in quanto oltraggi, e che la rapita, in quanto
oltraggiata, sub una sventura. Merita dunque, colui che
intraprese da barbaro una barbara impresa, d'esser colpito e
verbalmente, e legalmente, e praticamente; verbalmente, gli spetta
l'accusa; legalmente, l'infamia; praticamente, la pena. Ma colei
che fu violata, e dalla patria privata, e dei suoi cari orbata,
come non dovrebbe esser piuttosto compianta che diffamata? ch
quello comp il male, questa lo pat; giusto  dunque che questa
si compianga, quello si detesti. compianta che diffamata? ch
quello comp il male, questa lo pat; dunque  giusto che questa
si compianga, quello si detesti.
6   (8) Se poi fu la parola a persuaderla e a illuderle l'animo,
neppur questo  difficile a scusarsi e a giustificarsi cos: la
parola  un gran dominatore, che con piccolissimo corpo e
invisibilissimo, divinissime cose sa compiere; riesce infatti e a
calmar la paura, e a eliminare il dolore, e a suscitare la gioia,
e ad aumentar la piet. E come ci ha luogo, lo spiegher. (9)
Perch bisogna anche spiegarlo al giudizio degli uditori: la
poesia nelle sue varie forme io la ritengo e la chiamo un discorso
con metro, e chi l'ascolta  invaso da un brivido di spavento, da
una compassione che strappa le lacrime, da una struggente brama di
dolore, e l'anima patisce, per effetto delle parole, un suo
proprio patimento, a sentir fortune e sfortune di fatti e di
persone straniere. Ma via, torniamo al discorso di prima. (10)
Dunque, gli ispirati incantesimi di parole sono apportatori di
gioia, liberatori di pena. Aggiungendosi infatti, alla
disposizione dell'anima, la potenza dell'incanto, questa la
blandisce e persuade e trascina col suo fascino. Di fascinazione e
magia si sono create due arti, consistenti in errori dell'animo e
in inganni della mente. (11) E quanti, a quanti, quante cose
fecero e fanno credere, foggiando un finto discorso! Che se tutti
avessero, circa tutte le cose, delle passate ricordo, delle
presenti coscienza, delle future previdenza, non di eguale
efficacia sarebbe il medesimo discorso, qual  invece per quelli,
che appunto non riescono n a ricordare il passato, n a meditare
sul presente, n a divinare il futuro; sicch nel pi dei casi, i
pi offrono consigliera all'anima l'impressione del momento. La
quale impressione, per esser fallace ed incerta, in fallaci ed
incerte fortune implica chi se ne serve. (12) Qual motivo ora
impedisce di credere che Elena sia stata trascinata da lusinghe di
parole, e cos poco di sua volont, come se fosse stata rapita con
violenza? Cos si constaterebbe l'imperio della persuasione, la
quale, pur non avendo l'apparenza dell'ineluttabilit, ne ha
tuttavia la potenza. Infatti un discorso che abbia persuaso una
mente, costringe la mente che ha persuaso, e a credere nei detti,
e a consentire nei fatti. Onde chi ha persuaso, in quanto ha
esercitato una costrizione,  colpevole; mentre chi fu persuasa,
in quanto costretta dalla forza della parola, a torto vien
diffamata. (13) E poich la persuasione, congiunta con la parola,
riesce anche a dare all'anima l'impronta che vuole, bisogna
apprendere anzitutto i ragionamenti dei meteorologi, i quali
sostituendo ipotesi a ipotesi, distruggendone una, costruendone
un'altra, fanno apparire agli occhi della mente l'incredibile e
l'inconcepibile; in secondo luogo, i dibattiti oratorii di
pubblica necessit [politici e giudiziari], nei quali un solo
discorso non ispirato a verit, ma scritto con arte, suol
dilettare e persuadere la folla; in terzo luogo, le schermaglie
filosofiche, nelle quali si rivela anche con che rapidit
l'intelligenza facilita il mutar di convinzioni dell'opinione.
(14) C' tra la potenza della parola e la disposizione dell'anima
lo stesso rapporto che tra l'ufficio dei farmaci e la natura del
corpo. Come infatti certi farmaci eliminano dal corpo certi umori,
e altri, altri; e alcuni troncano la malattia, altri la vita; cos
anche dei discorsi, alcuni producon dolore, altri diletto, altri
paura, altri ispiran coraggio agli uditori, altri infine, con
qualche persuasione perversa, avvelenano l'anima e la stregano.
7   (15) Ecco cos spiegato che se ella fu persuasa con la parola,
non fu colpevole, ma sventurata. Ora la quarta causa spiegher col
quarto ragionamento. Che se fu l'amore a compiere il tutto, non
sar difficile a lei sfuggire all'accusa del fallo attribuitole.
Infatti la natura delle cose che vediamo non  quale la vogliamo
noi, ma quale  coessenziale a ciascuna; e per mezzo della vista,
l'anima anche nei suoi atteggiamenti ne vien modellata. (16) Per
esempio, se mai l'occhio scorge nemici armarsi contro nemici in
nemica armatura di bronzo e di ferro, l'una a offesa, l'altra a
difesa, subito si turba, e turba l'anima, sicch spesso avviene
che si fugge atterriti, come fosse il pericolo imminente. Poich
la consuetudine della legge, per quanto sia salda, viene scossa
dalla paura prodotta dalla vista, il cui intervento fa dimenticare
e il bello che risulta dalla legge, e il buono che nasce dalla
vittoria. (17) E non di rado alcuni, alla vista di cose paurose,
smarriscono nell'attimo la ragione che ancora possiedono: tanto la
paura scaccia e soffoca l'intelligenza. Molti poi cadono in vani
affanni, e in gravi malattie, e in insanabili follie; a tal punto
la vista ha impresso loro nella mente le immagini delle cose
vedute. E di cose terribili molte ne tralascio; ch sono, le
tralasciate, simili a quelle anzidette. (18) D'altro lato i
pittori, quando da molti colori e corpi compongono in modo
perfetto un sol corpo e una sola figura, dilettano la vista. E
figure umane scolpite, figure divine cesellate sogliono offrire
agli occhi un gradito spettacolo. Sicch certe cose per natura
addolorano la vista, certe altre l'attirano. Ch molte cose, in
molti, di molti oggetti e persone inspirano l'amore e il
desiderio. (19) Che se dunque lo sguardo di Elena, dilettato dalla
figura di Alessandro, inspir all'anima fervore e zelo d'amore,
qual meraviglia? il quale amore, se, in quanto dio, ha degli di
la divina potenza, come un essere inferiore potrebbe respingerlo,
o resistergli? e se poi  un'infermit umana e una cecit della
mente, non  da condannarsi come colpa, ma da giudicarsi come
sventura; venne infatti, come venne, per agguati del caso, non per
premeditazioni della mente, e per ineluttabilit d'amore, non per
artificiosi raggiri.
8   (20) Come dunque si pu ritener giusto il disonore gettato su
Elena, la quale, sia che abbia agito come ha agito perch
innamorata, sia perch lusingata da parole, sia perch rapita con
violenza, sia perch costretta da costrizione divina, in ogni caso
 esente da colpa?.
9   (21) Ho distrutto con la parola l'infamia d'una donna, ho
tenuto fede al principio propostomi all'inizio del discorso, ho
tentato di annientare l'ingiustizia di un'onta e l'infondatezza di
un'opinione; ho voluto scrivere questo discorso, che fosse a Elena
di encomio, a me di gioco dialettico

(I Presocratici, Laterza, Bari, 1990 4, pagine 927-933)

